martedì 21 marzo 2017

Der römische Gruß zum Geburtstag


In den Räumlichkeiten des „Rockaforte“ in Bozen wurde kürzlich der Geburtstag von Andrea Bonazza, dem Vorsitzenden der neofaschistischen Gruppierung Casapound, gefeiert. Nach den Worten „Auguri comandante, per casapound italia eja eja alalà“ hält ein Teil der anwesenden Personen den Arm zum faschistischen Gruß. Der vorbestrafte Bonazza ist erst kürzlich wieder in die Schlagzeilen geraten, als er mit einem SS-Pulli im Gemeinderat saß. Zum wiederholten Male ein Beispiel dafür, dass die Faschisten in Bozen, allen voran verurteilte Gewalttäter, keinen Hehl aus ihrer menschenverachtenden Ideologie machen (und diese auch scheinbar frei propagieren können). Per Gesetz ist der „saluto romano“ als Ausdruck faschistischer Ideologie verboten. Bonazza wurde in Vergangenheit bereits dafür verurteilt.

Zum Video
Das kürzlich aufgetauchte Video wurde auf der Seite Alto Adige dice - Südtirol sagt gepostet.

Video Screenshot

domenica 12 febbraio 2017

Radio Tandem: foibe e falsificazioni

"Intervista a Wu Ming 1 riguardo il lavoro del gruppo d'inchiesta Nicoletta Bourbaki.
Il blog della Wu Ming Foundation, Giap, ospita da anni le inchieste sulle falsificazioni su Wikipedia e il Giorno del Ricordo.

Quest'ultima ricorrenza avviene proprio il 10 febbraio, quando nel 1947 venne firmato il trattato di Parigi che istituì i confini italiani come oggi li conosciamo. Dal 2004 è però la giornata dedicata alle vittime delle foibe e agli esuli del confine orientale: Wu Ming 1 parlerà delle problematicità legate a questa data."


 by Radio Tandem



lunedì 19 dicembre 2016

Bonazza und die SS

aktualisiert 19.12.2016, 17:00 Uhr | verfasst 17.12.2016, 13.00 Uhr

Charlemagne Pullover. Quelle Video: Facebook
Ein Pullover mit der Aufschrift „Charlemagne“ - so präsentierte sich der Gemeinderat von Casapound Andrea Bonazza kürzlich während einer Sitzung. Charlemagne war eine SS-Division im Zweiten Weltkrieg und bestand aus französischen Freiwilligen, die gegen die Partisanen im russischen Gebiet kämpften und dabei Dörfer zerstörten und für Kriegsverbrechen verantwortlich waren. Sie waren zudem eine der letzten Einheiten, die Hitlers "Führerbunker" und Berlin vor der roten Armee verteidigten. Gerade deswegen genießt Charlemagne in der neofaschistischen und -nazistischen Szene Kultstatus.
An revisionistischen Veranstaltungen zur Glorifizierung der Charlemagne SS-Division in Deutschland nehmen vor allem Neonazis teil.
Pullover im Onlineshop

Der Pullover stammt aus dem CasaPound-Onlineshop "Testa di Ferro", in dem zahlreiche Kleidungsstücke mit dem Schriftzug angeboten werden, teilweise ergänzt mit "Berlino 1945" oder dem Zusatz "Grenadier Division", wie er sich auch auf besagtem Pullover wiederfindet. Dass damit die SS-Division gemeint ist und keinesfalls Karl der Große (auf franzöisch Charlemagne), dürfte damit klar sein - ebenso wie durch das mittelalterlich anmutende, pseudo-kraolingische Wappen, das eine historische Fälschung bzw. Nachkriegserfindung von Nazis ist und heute in besagten Kreisen als Divisionsabzeichen zirkuliert. Im Original bestand dies lediglich aus der französischen Trikolore.
Der Schriftzug mit "Grenadier Division"

Zur Verteidigung des Charlemagne-Pullovers meinte Bonazza, er sei lediglich "geschichtlich interessiert". Besonders weit ist sein Interesse nicht gegangen, wenn er sich dann mit Fake-Wappen schmückt. Zudem sprechen seine SS-Tattoos eine andere Sprache. Gleich eine ganze Reihe an Nazi-Symbolen hat der Neofaschist auf seinem Oberarm verewigt. Unter seinem Hals ist ein Schlagring tätowiert und auf seinem Kopf das Wort "Skin". Dies mit geschichtlichem Interesse zu begründen ist weit hergeholt. Pure Verherrlichung des Nationalsozialismus und Faschismus treffen wohl eher zu.
Andrea Bonazza mit Nazi-Tattoos

Dies alles ist nur ein weiteres Beispiel dafür, dass ein vorbestrafter Gemeindevertreter keinen Hehl aus seiner neofaschistischen Ideologie macht. Skandalös ist aber, dass dies in einer öffentlichen Institution geduldet wird.

***

Una felpa con la scritta "Charlemagne". Cosí si é presentato all'ultima seduta del Consiglio Comunale in consigliere di Casa Pound Andrea Bonazza. La Charlemagne fu una divisione di Waffen SS durante la seconda guerra mondiale, formata da volontari francesi. Creata a partire dalla Légion des volontaires français contre le bolchévisme, unitá impiegata al fronte e nella "lotta anti-partigiana" in Bielorussia, eufemismo per indicare la distruzione di interi villaggi ed il massacro indiscriminato di civili, fu una delle ultime formazioni a difendere il "Führerbunker" di Berlino dagli assalti dell'Armata Rossa. Proprio per questo motivo la Charlemagne gode di uno status di culto tra le fila dell'estrema destra. In occasione di eventi chiaramente revisionisti, volti a glorificare la divisione Waffen SS Charlemagne, svoltisi in Germania, hanno preso parte soprattutto militanti di movimenti neonazisti. 
Se non altro la felpa di Bonazza ci dimostra per l'ennesima volta che, dietro alla facciata pseudo-democratica e alla retorica dei bravi ragazzi, si nasconde un'ideologia che ha scritto una delle pagine piú nere della storia europea.

Facebook Screenshot

Presseschau CasaPound / Bonazza / Charlemange SS Division

sabato 17 dicembre 2016

CasaPound: In consiglio comunale con una felpa delle SS

Alcune banalità che forse è meglio ricordare


Nei prossimi giorni verrà presentato a Merano un prezioso ed importante libro intitolato “quando la patria uccide” che ricostruisce la storia delle famiglie di religione ebraica deportate da Merano dopo l'8 settembre. Un libro importante, che rischia però di essere inutile se l'esercizio della memoria storica non viene continuamente riattualizzato e rinnovato.


Oggi siamo nel 2016 e le persecuzioni su base etnica, razziale, religiosa, politica nel mondo non sono affatto scomparse, anzi. Pensiamo alle persecuzioni subite dai palestinesi, dai curdi, dagli oppositori politici in Turchia, oppure ai massacri in Siria.

Anche le ideologie che nel passato hanno portato a tali aberrazioni non sono morte. Oggi si ripresentano sotto altre spoglie, più o meno evidenti, a difesa delle frontiere, dell'”identità”, delle tradizioni, della religione, etc. E in Europa riprendono credito nazionalisti di tutte le risme, accompagnati da un generale revisionismo storico teso a rivalutare i collaborazionisti di Hitler nella seconda guerra mondiale: pensiamo all'Ungheria, all'Ucraina, al Front National in Francia.

Lo sterminio degli ebrei, dei Rom e dei Sinti, degli omosessuali e la sistematica persecuzione dell'opposizione di tutte le tendenze avvenne oltre che per la capacità di un gruppo ben organizzato di prendere il potere, anche grazie a quella che Primo Levi definiva la “Zona Grigia”, quella massa informe di persone disposte ad ogni tipo di compromesso per un piccolo vantaggio oppure per evitare delle noie.


Nella seduta del consiglio comunale di Bolzano del 14 dicembre il responsabile regionale dell'organizzazione fascista CasaPound, Andrea Bonazza fa un intervento in aula per solidarizzare con i tassisti di Bolzano, guarda caso in occasione del dibattito nato in seguito all'aggressione subita da una passeggera originaria del Kenia (quindi di pelle nera) ad opera di un tassista. Un grossolano tentativo di rovesciare le responsabilità delle parti in causa: una loro vecchia specialità.

Durante il suo intervento in aula il fascista suddetto indossa una felpa di colore scuro con la scritta Charlemagne. Probabilmente a causa di un' ignoranza storica purtroppo diffusa, nessuno in aula sapeva cosa significasse quella scritta. E se qualcuno sapeva, evidentemente non dava troppo fastidio che un consigliere comunale potesse entrare nel “cuore delle istituzioni democratiche bolzanine” indossando con orgoglio il simbolo di una divisione di nazisti francesi.



Charlemagne è il nome di una divisione SS di collaborazionisti francesi fondata nel 1944 a sostegno dell'invasione nazista della Francia e della guerra imperialista di Hitler. Indispensabili esecutori degli ordini tedeschi, come i repubblichini in Italia si resero colpevoli di alcune delle azioni più efferate e sporche compiute durante gli anni di occupazione militare. Responsabili di torture, rastrellamenti, oltre che della deportazione degli ebrei francesi e non solo.

Il consigliere comunale Bonazza, 
accompagnato dal prode Ghizzi sfoggia la sua statura intellettuale 
e il suo guardaroba identitario

Queste sono le simbologie che vengono portate nel consiglio comunale di Bolzano dal rappresentante di un organizzazione politica responsabile di numerose gravissime aggressioni in Trentino Alto Adige negli ultimi 3 anni.

La cosa non ci stupisce, non è una novità che tale personaggio sia un nostalgico del fascismo e del nazismo, anche nelle loro appendici più brutali e infami come la Repubblica di Salò o dei vari governi fantoccio instaurati nei paesi invasi dalle truppe tedesche.

Ma è preoccupante il silenzio con cui tali simbologie vengono accolte, a dimostrazione di un' assoluta impreparazione politica e culturale fra chi è seduto in aula.



D'altronde il Bonazza è in buona compagnia nelle aule istituzionali. A maggio scorso Pius Leitner dei Freiheitlichen parlò degli immigrati che vivono qui paragonandoli ai “vermi nello Speck”, mentre a dicembre l'ex capo degli Schuetzen sudtirolesi parlava degli ebrei come estranei alla cultura occidentale, dimostrando un ignoranza storica imbarazzante.



L'ennesima dimostrazione che nulla possiamo aspettarci da chi è seduto nelle aule istituzionali.

La stessa aula istituzionale in cui sono seduti consiglieri leghisti che fanno politica cavalcando la paura di stranieri e Islam, creando mostri attraverso battaglie indecenti volte a criminalizzare gli stranieri che usano il wi-fi in piazza Domenicani (come fece il leghista Filippo Maturi) o quelli che scappano dalle guerre che il loro stesso partito a votato e finanziato.

Gli stessi leghisti garantisti a correnti alternate, pronti a chiedere il carcere a vita e l'espulsione per un tunisino che ruba al supermercato mentre per un tassista che picchia e minaccia violentemente una donna di origine straniera “aspettano le indagini”.



Per noi la nozione di giustizia non è legata al colore della pelle, né alla nazionalità.

Non dimenticheremo mai le infamie commesse dai nazisti e dai fascisti di ieri e di oggi.

Continuiamo la lotta affinchè non ci sia mai più spazio per ideologie razziste che portano al baratro della guerra fra poveri.
 

lunedì 7 novembre 2016

Südtiroler Neonazis shoppen in Deutschland

Die Neonazishops in Deutschland boomen. Besonders beliebt sind seit geraumer Zeit die Onlineshops für Kleidung, Fahnen und einschlägige Musik. Mit wenigen Klicks können sich Rechtsextreme mit T-Shirts, Sticker, CDs und sogar Schlagstöcken, Armbrüsten und Elektroschockern eindecken. 

Motherboard Vice schreibt in einem Artikel dazu:
„Während die Neonazi-Szene aufrüstet, steigt analog dazu die Zahl der bewaffneten rechtsextrem motivierten Straftaten und Angriffe auf Flüchtlingsunterkünfte sprunghaft an.“

Aufgefallen sind uns vor allem die Neonazis im Burggrafenamt, die alle einen ähnlichen Kleidungsstil pflegen. 

T.F., D.H., M.S. aus Völlan
Rechter Onlineversand Druck18
Das Bild zeigt junge Neonazis mit einem „Division Südtirol“ Shirt und Schwarzer Sonne Gürtelschnalle.
Der Onlineshop Druck 18 (die Zahl 18 ist in der Szene das Kürzel für Adolf Hitler) bietet solche Kleidung in vielen verschiedenen Varianten an. Neben Divisionen aus Bayern, Thüringen und Sachsen gibt es auch jene von Südtirol. Zudem sind im Shop unter dem Menüpunk „Sicherheit“ ca. 200 Artikel. Unter anderem frei erhältliche Waffen wie Messer, Äxte, Pfefferspray, Armbrüste und Quarzhandschuhe. Womöglich wurde auch der Baseballschläger bei der Schlägerei vor dem Exclusiv in Lana bei einem dieser Shops bestellt. 


Division Südtirol Pulli
Wieder – oder besser gesagt immer noch  - scheint die Südtiroler Naziszene bestens mit Deutschland vernetzt zu sein.
Bei den lokalen Neonazis gibt es zwar keine offizielle politische Aktionsgruppe, trotzdem scheint die deutschsprachige Szene gerade bei den Jüngeren zu boomen. 

Auffallend sind die hohe Gewaltbereitschaft und etliche rechtsextreme Schmierereien in ganz Südtirol. Augenzeugen zufolge sollen schon öfters Jugendliche verprügelt und mit Messern und Schlagstöcken bedroht worden sein. 

Neben der üblichen Thor-Steinar Kleidung scheinen jetzt auch vereinzelt wieder Springerstiefel, Bomberjacke und Glatze in Mode zu kommen.
Unseren Informationen zufolge gibt es immer wieder Gruppen von 20-40 Personen, die zu Neonazikonzerten ins Ausland fahren. Die Szene im Burggrafenamt konzentriert sich auf Völlan, Schenna und Naturns und die umliegenden Dörfer. Regelmäßig gibt es Treffen der jungen Rechten. Die meisten dieser Ortschaften waren schon in der Vergangenheit in die Schlagzeilen geraten. 


Junge Neonazis in Südtirol
Wieder einmal zeigt sich, dass der braune Sumpf in Südtirol alles andere als ausgetrocknet ist. Gerade die Tatsache, dass die Szene jungen Zulauf bekommt, muss bedenklich stimmen. Es gilt umso mehr, ein waches Auge auf die Entwicklungen am rechten Rand zu werfen.

giovedì 21 luglio 2016

Demonstration - manifestazione 23.07.2016

Am 15. Juli wurde auf der Mendelstraße in Bozen wurde ein junger Mann von Faschisten angegriffen. Obwohl er kein linker Aktivist ist, wurde er von Casapound Mitgliedern brutal verprügelt, weil sie ihn dabei „erwischt“ hatten, wie er das Volkslied der Partisanen „Bella Ciao“ sang.

Wieder einmal attackiert und verletzt ein "braver Junge" von Casapound eine Person schwer, nur weil sie "das falsche Lied im falschen Moment" gesungen hat. Nur vor wenigen Monaten wurde ein Minderjähriger aus demselben nichtigen Grund krankenhausreif geschlagen. Vor einem Jahr dagegen richtete sich die Gewalt gegen drei Linksaktivisten im Rahmen eines geplanten, faschistischen Hinterhalts in der Nacht. Wir erinnern uns auch an Fabio Tommaselli, dessen Tod im Jahr 2003 durch die von lokalen Naziskin herbeigeführten Verletzungen verursacht wurde. Zahlreich sind die Fakten, die entschieden und eindeutig auf eine rechte, neofaschistische Gewalt hinweisen: vom versuchten Mord eines Linksaktivisten durch den Koordinator von Casapound Trient bis zu den letzten Schlagzeilen von Fermo, wo ein Mann sterben musste, weil er sich gegen eine rassistische Schikane zu Wehr setzte.

Die Mitglieder der extremen Rechten sind keine "bravi ragazzi', sie sind Faschisten. Wir müssen die Dinge bei ihrem Namen zu nennen: in Fermo mordete kein "Ultra", sondern ein fremdenfeindlicher Faschist. Wenn die Mitglieder von Casapound tagsüber die Maske wohltätiger Freiwilliger im Dienste von Ordnung und Sicherheit aufsetzen, zeigen sie nachts ihr wirkliches Gesicht: brutale Schlägertrupps, Gewalt wird als politisches Mittel legitimiert.

Bozen hat die traurige Eigenheit, den ersten Gemeinderat mit 3 Casapound-Exponenten zu bilden. Aber die Tendenz faschistische und fremdenfeindliche Einstellungen zu tolerieren verbreitet sich mittlerweile in ganz Italien und Europa. Gerade in Zeiten wo Medien, Institutionen und Parteien den Faschisten den Weg ebnen, müssen wir reagieren. Ergebnislose, halbherzige Stellungnahmen reichen nicht mehr. Eine entschlossene Reaktion ist unsere Pflicht. Das was die Neofaschisten stark macht, ist auch die Gleichgültigkeit der angeblich "unbeteiligten" Bevölkerung und deren Widerstandslosigkeit. Wir können nicht weiter schweigen und müssen darauf beharren, dass in unsere Stadt, so wie überall,, es keinen Platz für die Ideologie der faschistischen Gewalt geben darf.

SOLIDARITÄT FÜR DEN BETROFFENEN. KEIN ÜBERGRIFF OHNE ANTWORT!


Nella notte di venerdì 15 luglio in via Mendola a Bolzano, un ragazzo non riconducibile a nessun ambiente di sinistra, viene aggredito dalla furia squadrista; alcuni militanti di Casapound infatti, dopo averlo “sorpreso” a cantare una canzone della resistenza partigiana, lo aggrediscono brutalmente. Ancora una volta nella nostra città succede che uno dei “bravi ragazzi” di Casapound, aggredisce e ferisce gravemente una persona, la cui unica colpa è quella di aver cantato la “canzone sbagliata al momento sbagliato”. 

Solo pochi mesi fa, abbiamo visto aggredire un minorenne per la stessa futile motivazione. Un anno fa invece, la violenza fascista si è scagliata durante un vero e proprio agguato notturno contro tre giovani militanti di sinistra. Doveroso è inoltre ricordare la morte di Fabio Tommaselli nel 2003, deceduto in seguito a gravi lesioni riportate a causa di un pestaggio per opera di alcuni naziskin locali. Innumerevoli sono i fatti che vanno ricondotti in maniera decisa e univoca alla violenza della destra neofascista, dal tentato omicidio ai danni di un militante di sinistra per mano del coordinatore di Casapound a Trento, sino ad arrivare ai fatti di Fermo, dove un uomo nigeriano è morto dopo essersi ribellato alle angherie razziste. 

I militanti di estrema destra non sono bravi ragazzi, sono fascisti. Dobbiamo tornare a chiamare le cose con il loro nome: ad aver ucciso a Fermo non è stato un ultrà ma uno xenofobo fascista. Se di giorno i militanti di Casapound indossano le vesti di caritatevoli volontari al servizio della legalità e dell’ordine, di notte svelano il loro vero volto; picchiatori squadristi che riconoscono la cieca violenza e la prepotenza come unici valori. Bolzano ha sicuramente il triste primato di vedere fra le fila dei propri consiglieri comunali ben tre rappresentanti di Casapound, ma la tendenza a tollerare atteggiamenti fascisti, razzisti e prevaricatori si allarga ormai tristemente a tutto il territorio Italiano e al panorama europeo. Dal momento che i mass-media, istituzioni e partiti politici garantiscono ai fascisti una legittimazione e agibilità politica siamo noi a dover reagire. 

Non bastano più le sterili dichiarazioni ma occorre una reazione determinata. Ció che protegge il neofascismo è anche l’indifferenza della popolazione e l’assenza di una sua risposta: non possiamo tacere e dobbiamo ribadire che in questa cittá, come nelle altre, non deve essere dato spazio all’ideologia di prepotenza e prevaricazione fascista. 

MASSIMA SOLIDARIETÀ AL RAGAZZO AGGREDITO. NESSUN AGGRESSIONE SENZA RISPOSTA!

lunedì 18 luglio 2016

Casapound: erneuter faschistischer Übergriff - episodio di violenza fascista

In der Nacht des 15. Juli gab es in Bozen einen weiteren gewalttätigen Übergriff von Mitgliedern der rechtsextremen Gruppierung Casapound. Eine Gruppe Jugendlicher, die laut Aussagen nicht politisch aktiv sind, haben auf dem Heimweg mehrere Lieder angestimmt, darunter auch das bekannte Lied „Bella Ciao“. Plötzlich sei ein Auto stehen geblieben und zwei Personen, bekannte Gesichter von Casapound, sind ausgestiegen. Mit der Begründung das sei „ihr Viertel“ und „solche Lieder werden hier nicht gesungen“, haben sie die Jugendlichen angegriffen. 
Ein 19 Jähriger hat Verletzungen im Gesicht davongetragen und ein anderer hat bei dem Übergriff einen Zahn verloren. Später hat einer der jungen Männer die Neofaschisten gefilmt. Diese haben erneut durchgedreht und wieder angefangen auf die Leute einzuschlagen. Zudem wurde dem jungen Mann das Handy entrissen und in einen Garten geworfen. Zu spät, die Gesichter der Faschos sind auf dem Video gut erkennbar und zeigen deutlich um wem es sich handelt: Der allzu gut bekannten Stadtviertelrat Davide Brancaglion und Mirko Gasperi. Beide waren schon mehrfach bei ähnlichen Aktionen beteiligt. 

Gewalt als politisches Mittel ist hier leider kein Einzelfall. Brancaglion war einer Schläger die 2015 drei Linksaktivisten angegriffen haben, weiters war er im Mai bei einem brutalen Übergriff auf einen 16 Jährigen beteiligt. Den Bozner Neofaschisten wurde und wird schon zu lange politischer Spielraum gelassen. Auf einer Seite werden sie von den lokalen Medien oft wie die „guten Jungs“ behandelt die Parks und Friedhöfe säubern, allen voran die Zeitung „Alto Adige“. Auf der anderen Seite gibt es von Seiten der Parteien oft keine Wirklichen Distanzierungen. Beispiel Caramschi und Baur (Svp), die über eine mögliche Zusammenarbeit mit Casapound gesprochen haben. Muss es erst Tote geben bevor begriffen wird welcher Natur die Neofaschisten von Casapound sind? Unsere vollste Solidarität gilt den Opfern.


Corriere dell'Alto Adige, 17.07.2016
Nella notte di venerdì 15 luglio a Bolzano si è consumato l'ennesimo episodio di violenza fascista targato Casa Pound. Un gruppo di ragazzi, del tutto estraneo al mondo dell'attivismo politico, sta rincansando intonando diversi canti, tra cui la celebre "Bella Ciao". A questo punto vengono raggiunti da una automobile da cui scendono due noti militanti di Casa Pound che si scagliano violentemente contro i giovani, affermando di essere stati provocati, in quanto quello è il loro territorio e quelle canzoni non si devono cantare. 

Un diciannovenne, che in seguito sporgerà denuncia, si ritrova con il volto tumefatto, mentre ad un altro ragazzo salta un dente. Mentre gli aggressori se ne stanno andando uno dei ragazzi estrae un telefono e inizia a filmarli, scatenando nuovamente la furia degli squadristi che riprendono a picchiare, mentre il cellulare viene strappato dalle mani del proprietario e lanciato all'interno di un giardino privato. Troppo tardi, però, visto che il video è inequivocabile e mostra chiaramente il consigliere di circoscrizione Davide Brancaglion e Mirko Gasperi, esponente di spicco della sezione bolzanina di Casa Pound. L'identità degli aggressori non è un fattore secondario, anzi, dimostra chiaramente che non si tratta di un fatto isolato, bensì di una prassi consolidata di uso della violenza politicamente motivata. Brancaglion, infatti, non è nuovo a fatti del genere: nel 2015 è tra gli autori di una violenta aggressione ai danni di tre militanti di sinistra, mentre nel gennaio di questo anno è stato coinvolto nel brutale pestaggio che ha spedito in ospedale un sedicenne. 

Ai fascisti locali è stata garantita agibilità politica troppo a lungo. Da un lato vengono coccolati dai media locali, Alto Adige in testa, che li dipingono come bravi ragazzi che si prodigano nella pulizia di parchi e cimiteri, mentre dall'altro vengono protetti dalle istituzioni che invece di condannare si riscoprono improvvisamente garantiste, come nel caso di Brancaglion dopo il pestaggio di gennaio, o si abbandonano a discutibili dichiarazioni, come le recenti aperture di Caramaschi e Baur. Dobbiamo piangere il morto prima che ci si renda conto della vera natura dei movimenti neofascisti? Esprimiamo la nostra solidarietà alle vittime dello squadrismo.

Corriere dell'Alto Adige




mercoledì 13 luglio 2016

La missione civilizzatrice dell'Italia in Africa e la memoria corta degli italiani - Commento

A Bolzano il restauro di un bassorilievo di epoca fascista raffigurante "la missione civilizzatrice dell'Italia in Africa" (sic!) ha, prevedibilmente, scatenato un putiferio, con in testa il Südtiroler Heimatsbund (SHB) ed il suo Obmann Roland Lang. 

Non voglio entrare nel merito del restauro - l'opera era effettivamente pericolante e costituiva un pericolo per l'incolumità dei passanti - bensì chiedermi se ha senso che opere così controverse debbano essere esposte al pubblico ancora oggi. Mi spiego meglio. Sono assolutamente contrario ad una damnatio memoriae che avrebbe potuto avere un senso subito dopo la caduta del regime, ma che ora assumerebbe, dopo settanta anni, l'aspetto grottesco di un goffo e maldestro tentativo di evitare di affrontare una delle pagine più nere della storia italiana e locale, dato che durante la conquista dell'Abissinia combatterono anche diversi sudtirolesi. Ritengo che opere di questo tipo costituiscano una memoria importante, seppur particolarmente problematica, pertanto andrebbero depotenziate attraverso la loro storicizzazione e musealizzazione, possibilmente in modo estremamente critico, onde evitare narrazioni tossiche e mitizzazioni del tutto inappropriate.

Il colonialismo italiano in Africa, anche nella sua fase liberale con Giolitti e i governi precedenti, fu tutto meno che civilizzatore. Si fece larghissimo uso del terrore sulla popolazione civile, come a Tripoli dopo la battaglia di Sciara Sciat nel 1911, dello sfruttamento della manodopera locale come nei grandi latifondi in Somalia, fino ad arrivare a vere e proprie tendenze genocide, come in Cirenaica durante la repressione della rivolta senussa o in Abissinia, dove si fece ampio uso di armi chimiche sulla popolazione civile e si ipotizzò, addirittura, l'uso di agenti biologici. A tal proposito sono rimasto completamente disgustato dall'articolo uscito lunedì sul quotidiano locale Alto Adige, in cui si parla di un quartiere "immalinconito per lo stato i cui versava l'opera" e in cui ci si chiede quale sarebbe stata la reazione di Lang se, malauguratamente, un pezzo del bassorilievo fosse caduto sulla testa di un ignaro passante. 


Nella versione cartacea si parla di restauro che "ha riconsegnato alla città un pezzo della sua storia". Non un accenno alla realtà della "civiltà" italiana esportata in Africa, non una mezza frase di contestualizzazione, non un tentativo di esporre gli eventi in maniera critica. Se in Italia abbiamo ancora enormi problemi a confrontarci con i nostri scheletri nell'armadio, lo dobbiamo anche e soprattutto ad un certo tipo di "intellettuali" e scribacchini. Dal canto mio provo solo pena e disgusto.

giovedì 23 giugno 2016

Evento: Scemi di guerra, La follia nelle trincee

“E quelli di noi che avra la fortuna di rimanere salvi in questa guerra faremo un altra guerra con li interventisti che volevano la guerra, e cuelli averei piacere di farli vedere le stragi di povera gioventù”.
Primo Farabegoli, lettera dal fronte, 20 novembre 1915

Dopo oltre cento anni dallo scoppio della prima guerra mondiale diventa sempre più importante andare oltre le vuote retoriche celebrative e ricordare che cosa significò davvero quel conflitto per milioni di uomini strappati dalle loro case e mandati al macello in assalti senza senso.
Molti soldati durante gli infiniti giorni passati nelle trincee scrissero diari e lettere da cui emerge lo squallore di quella vita, fra cadaveri in decomposizione, nostalgia dei propri cari e paura di morire.
Molti furono i soldati che nei giorni passati in trincea compresero che il vero nemico erano i propri generali e i propri ufficiali.
Attraverso le parole dei soldati semplici scopriremo una realtà opposta alla propaganda degli ufficiali o di alcuni intellettuali e interventisti che, come Marinetti decantavano “la guerra come sola igiene del mondo” e le “formidabili sinfonie delle bombe Shrapnels”.




Comprendere a fondo la carneficina di cento anni fa ci aiuta a capire il nostro presente, in cui la guerra è più presente che mai: milioni di profughi in fuga ce lo dimostrano ogni giorno.

Giovedì 30 giugno Bolzano
Centro Giovani in via Vintola 18

ore 19
proiezione documentario “Scemi di guerra, La follia nelle trincee”
sul percorso che portò decine di migliaia di soldati alla pazzia

ore 20
Presentazione del libro

Storia Intima della Grande Guerra

con l'autore Quinto Antonelli

a seguire
Letture di lettere dal fronte, con accompagnamento musicale

martedì 31 maggio 2016

Neonazigewalt / Türsteher bedroht DiskobesucherInnen

Pressemitteilung: Neonazis attackieren BesucherInnen des „Exclusiv“ Lana - und der Türsteher holt den Schraubenschlüssel...

Die Antifa Meran (Antifaschistische Aktion) zeigt sich fassungslos angesichts eines Vorfalles, der sich am letzten Freitag (27. Mai 2016) in der Nacht zugetragen hat. „Wie uns von Betroffenen mitgeteilt wurde, ist es vor der Diskothek 'Exclusiv' in Lana zu einem gewalttätigen Übergriff durch Neonazis gekommen.“, so die Antifa.

Schon im Lokal gab es Anfeindungen gegen eine Gruppe anders gesinnter Jugendlicher. Eine Gruppe von zehn bis fünfzehn Neonazis hat sich dann gegen 04:00 Uhr morgens vor dem Lokal positioniert, um auf die Jugendlichen zu warten. Beim Versuch, geschlossen das Gelände zu verlassen und dein Heimweg anzutreten, wurden die Jugendlichen von den Neonazis mit Heil-Hitler-Grüßen empfangen. Die Neonazis, alle im Alter von 16 bis 25 Jahren und aus dem Raum Tisens, Prissian und Völlan stammend, verwickelten die Jugendlichen in eine Schlägerei. Unter ihnen auch ein älterer Neonazi (H. M. aus Algund), der bereits im Zuge der Aktion „Odessa“ im Jahre 2008 verhaftet wurde. Bei dem gewalttätigen Übergriff schlug einer der Neonazis einem jungen Mann derart fest ins Gesicht, dass die Glassplitter seiner Brille die Haut rund um das Auge aufschlitzten. Er musste mit 14 Stichen im Krankenhaus genäht werden.

Türsteher mit Schraubenschlüssel


„Skandalös und absolut nicht nachvollziehbar ist zudem die Rolle, die einer der beiden Türsteher im weiteren Verlauf spielte.“, so die Antifa. Während die beiden anwesenden Türsteher zunächst noch versuchten, die Situation (mit zwei Schlagstöcken bewaffnet) zu schlichten, wurde schnell klar, dass einer der beiden Partei ergriff – jedoch nicht jene der angegriffenen Jugendlichen, sondern die der Neonazis.

Besagter Türsteher forderte die Jugendlichen in aggressiver Weise auf, das Gelände zu verlassen, woraufhin diese dann den Heimweg antraten. Während sie mehrerehundert Meter entfernt versuchten, ein Taxi zu organisieren, geschah das Unfassbare: „Der Türsteher hat uns mit seinem Privatauto verfolgt, das Auto mitten auf der Straße stehen gelassen und uns mit einem großen Schraubenschlüssel aus Metall bedroht. Er schubste die Leute herum und verteilte Fausthiebe mit seinen Lederhandschuhen. Sogar die minderjährigen Jugendlichen wurden von ihm massiv bedroht.“, so einer der Beteiligten, der anonym bleiben will. „Nachdem er bemerkt hatte, dass einige Personen den Vorfall filmten, hat er uns angeschrien und uns gedroht, dass er 'uns alle finden' werde.“, so der Jugendliche weiter. Als dann erneut mehrere der Neonazis mit einem Baseball-Schläger und Glasflaschen bewaffnet auf die Jugendlichen losgingen, ging der Türsteher nur halbherzig dazwischen. „Er scheint ein kollegiales Verhältnis zu denen zu haben, kannte sie beim Namen, und war mehr darauf konzentriert, uns zu bedrohen.“ Die Jugendlichen wehrten den Angriff ab und zogen sich zur Bushaltestelle in der Ortsmitte zurück.

HIER gehts zum Video

Ein anderer Augenzeuge gab an, den Türsteher später im Auto Richtung Völlan davonfahren gesehen zu haben – zusammen mit ebenjenen Neonazis auf dem Rücksitz, die vorher bei der Schlägerei beteiligt waren. Dass der Türsteher, der der Antifa Meran namentlich bekannt ist, zumindest eine gewisse Offenheit gegenüber dem Nationalsozialismus an den Tag legt, wird dadurch untermauert, dass ihm auf Facebook Seiten wie „Panzerwaffe – German Armored Force in WW2“, „Germanien – Odins Wölfe“ oder „SS Panzer Pionier Wiking“ gefallen.

Die Antifa Meran zeigt sich besorgt über die Offenheit, mit der gewalttätige neonazistische Gruppen aus den Gemeinden Tisens und Lana in letzter Zeit auftreten. Anfeindungen und Übergriffe auf Andersdenkende sind dabei keine Seltenheit mehr. Skandalös ist zudem das Verhalten jenes Türstehers, der nicht nur die Fassung verlor, wie Videoaufnahmen belegen, sondern Jugendliche mit einem Schraubenschlüssel bewaffnet bedrohte und angriff. Die Diskothek „Exclusiv“ ist schon seit längerem als beliebter Treffpunkt der Neonaziszene bekannt. Auch der Betreiber ist aufgefordert, hier aktiv zu werden, vor allem und schleunigst bei seinem eigenen Personal: „Es kann nicht sein, dass der 'Sicherheitsdienst' von Lokalen wie dem 'Exclusiv' selbst zum Unsicherheitsfaktor wird.“, so die Antifa Meran.


In einem anonymen Interview auf der Plattform Salto spricht einer der Betroffenen.



 

martedì 3 maggio 2016

Gegen Grenzen, gegen Zäune! - Sa, 7. Mai - 14:30 Uhr - Brenner

 
GEGEN GRENZEN, GEGEN ZÄUNE!
Der österreichische Staat hat angekündigt, dass Anfang April die Grenze am Brenner wieder geschlossen wird. Das bedeutet: Stahlschranken, Stacheldraht auf den Wegen, Kontrollen auf der Autobahn, auf den Landstraßen, auf der Bahnlinie, auf den Fahrradwegen; Militärpatrouillen und Container für die Flüchtlinge.
Die Armee und der Stacheldraht werden von den Nationalstaaten wieder einmal als "technische Lösung" präsentiert, um die Menschen, die vor Kriegen, Armut und Umweltzerstörung flüchten, fernzuhalten und einzusperren. Der italienische Staat, der nur formell Beschwerde eingelegt hat, passt sich an und intensiviert die Kontrollen am Brenner. 
Das ist ein historischer Schritt. Zu glauben, dass Mauern und Soldaten immer nur für andere sind, ist eine tragische Illusion, denn es ist auch unsere Freiheit, die hier eingezäunt, verachtet und unterdrückt wird.
Von Palästina bis Mexiko, von der Türkei bis Frankreich und nun auch direkt bei uns, Schranken und Grenzen sind zu den Wahrzeichen unserer Gegenwart geworden. Das zu akzeptieren, macht uns unmenschlich und zu Komplizen. 
Die einzige Möglichkeit für unsere Freiheit zu kämpfen ist, die Grenze niederzureißen!  Wir haben nur zwei Möglichkeiten, entweder wir akzeptieren oder wir rebellieren!

Samstag, 7. Mai 2016 
Tag des Kampfes

Demonstration gegen die Einführung von Grenzkontrollen 
am Brenner 
ab 14.30 Uhr 
(am Bahnhof)

Manifestazione a Merano - 30.04.1945 - Wir vergessen nicht!


martedì 26 aprile 2016

Commemorazione vittime del 30 aprile - In Gedenken an die Opfer des 30. April

Kundgebung - manifestazione

(Segue testo in italiano)

30. April 1945 - 2016

April, der 30. In Meran ist dies kein Tag wie jeder andere: Es ist jener Tag, an dem – ein Mal im Jahr – ein Skelett aus dem Schrank kommt, in den es die kollektive Erinnerung für allzu lange gesperrt hat. Am 30. April 1945 eröffneten Soldaten der SS, mit der Unterstützung einiger Bürger, das Feuer auf eine friedliche Demonstration, töteten neun ZivilistInnen und verletzten viele andere. Ein nazistisches Verbrechen, ein Kriegsverbrechen, das sowohl aus der nationalen wie auch lokalen Geschichte getilgt wurde.
Unser Gedenken soll keines jener ritualisierten sein, bei dem die Erinnerung eine Entschuldigung ist, für ein paar Stunden auf der Straße zu stehen, um dann mit reinem Gewissen nach Hause zu gehen. Mit dem heutigen Tag wollen einen neuen Weg gehen und den Versuch wagen, unsere Geschichte einer globalen Bewertung zu unterziehen. Viel zu langen existierten in diesem Land zwei unterschiedliche und gegensätzliche Versionen der lokalen Geschichte nebeneinander; zwei Narrative, die der Selbstversicherung als Opfer dienten und jede Frage der Schuld den Anderen in die Schuhe schob; zwei Visionen, die opportunistisch von der Politik eingesetzt wurden und dadurch die Trennung zwischen den Sprachgruppen untermauert haben.
Wir
glauben, dass die Zeit jetzt überreif ist, diese beiden Kapitel der Geschichte endgültig zu schließen und ein neues zu schreiben: eine geteilte Erzählung der Vergangenheit, mit allen seinen lichten und schattigen Stellen, die sich der historischen Verantwortung in reifer und bewusster Weise stellt. Nur so lässt sich ein neues Südtirol schaffen, das wirklich und tatsächlich eine gemeinsame Heimat für alle ist.

>>> Samstag - Kornplatz Meran, 14:30 Uhr


30 aprile 1945 - 2016

Il 30 aprile, a Merano, non è un giorno come tutti gli altri, ma è l'occasione in cui uno scheletro esce, una volta all'anno, dall'armadio in cui la memoria collettiva lo ha rinchiuso troppo a lungo. Il 30 aprile del 1945 i militari delle SS, con l'appoggio di alcuni cittadini, aprirono il fuoco su un corteo pacifico uccidendo nove civili e ferendone molti altri. Una strage nazista in piena regola, un crimine di guerra rimosso tanto dalla storia nazionale, quanto da quella locale.
La nostra non vuole essere l'ennesima commemorazione ritualizzata in cui la memoria diventa una scusa per stare in piazza un paio d'ore prima di ritornare a casa con la coscienza pulita. Con oggi vogliamo provare a dare il via ad un percorso di rivalutazione globale della nostra storia. Fin troppo a lungo, infatti, su questo territorio sono coesistite due visioni distinte e antitetiche della storia locale, due narrazioni utili ad avvolgersi in una rassicurante aurea di vittimismo addossando ogni colpa e ogni responsabilità storica all'altro, due visioni che, opportunamente sfruttate dal mondo della politica, hanno costituito il fondamento della separazione tra gruppi linguistici. Crediamo che i tempi siano finalmente maturi per riallacciare queste due storie separate e ricondurle in una unica narrazione condivisa, con tutte le sue luci e le sue ombre, in cui le responsabilità storiche siano affrontate in modo maturo e consapevole. Solo così si potrà creare un nuovo Sudtirolo che sia veramente una casa comune per tutti.


>>> Sabato - Piazza del Grano Meran/o, ore 14:30

Am Brenner: Eine symbolische Grenzüberquerung


Am Sonntag, 24. April, einem Tag vor der historischen Befreiung Italiens vom Faschismus, machten sich an die 300 Demonstranten und Demonstrantinnen auf, um an der Grenze zwischen Italien und Österreich gegen deren geplante Schließung zu protestieren, gegen die europäische Politik der Abschottung, für ein Europa der Solidarität und des Friedens.
Organisiert wurde der Gedenkmarsch von verschiedenen Kulturzentren Bolognas, die mit mehreren Bussen angefahren kamen. Empfangen genommen wurden sie im 2000 Seelendorf Brenner von mehr als 300 österreichischen Polizisten/innen, die 200 Meter hinter der Grenze den Durchgang für die Demonstranten/innen blockierten.
Als Startpunkt für den symbolischen Marsch über die Grenzlinie wurde der Bahnhof gewählt, der derzeit für viele Geflüchtete die Endstation ihrer Reise nach Nordeuropa markiert. Dort wurden Schwimmwesten verteilt, um der vielen Menschen zu gedenken, die immer noch tagtäglich im Mittelmeer ertrinken, die ihr Leben riskieren, um vor Krieg, Verfolgung und Unterdrückung zu fliehen. Jedem der Teilnehmer und Teilnehmerinnen an der Demonstration wurde ein sogenannter „World-Passport“, ein Weltreisepass ausgehändigt, als Symbol für die Gleichstellung aller Menschen, unabhängig von Hautfarbe, Herkunft oder Ausbildung und dafür, dass die Protestierenden für ein grenzenloses Europa der Gemeinschaft und Nächstenliebe einstehen und nicht für ein Europa der Abschottung und des Misstrauens. Begleitet von schriller Musik und lauten Parolen wie „nostra Europa non ha confini, siamo tutti cittadini“, oder „No boarder, no nation, stop deportation“ schritten die TeilnehmerInnen zum Grenzübergang, wo die österreichische Polizei sich schon positioniert hatte.
Ausgerüstet mit Pfefferspray, Schlagstöcken, Kampfhunden, Helmen und Schutzschilden hatten sie ein jedes Durchdringen der Protestbewegung unmöglich gemacht. Als trotzdem einige Demonstrierende versuchten, die Blockade zu durchbrechen, setzte die Polizei Pfefferspray ein und fuhr mit zwei Wasserwerfern vor, um die Protestierenden zurückzudrängen und den Gedenkmarsch zu beenden. Als ein Teilnehmer aber gewaltsam aus der Menge gezerrt und von der Polizei verhört wurde, setzten sich die Versammelten demonstrativ vor das Polizeiaufgebot und forderten dessen Freilassung, die eine Stunde später stattfand.
Das was am Sonntag am Brenner passierte, reflektiert welche Politik gerade in Europa angestrebt wird, eine Politik der Grenzen und der Kontrolle. Wir leben in einem Europa, das sich seiner historischen Verantwortung entzieht und das lieber die Augen verschließt, vor dem was außerhalb seiner Grenzen passiert. Ein Europa, das die Globalisierung nutzt, um sich wirtschaftlich zu bereichern, sie aber ablehnt, wenn Menschen weltweit auf Hilfe angewiesen sind.
Daher an alle WeltbürgerInnen: Zeigt euch solidarisch und willensstark, lebt die Werte der Gemeinschaft, auf die einst die europäische Union ihre Grundpfeiler aufgebaut hat und lasst uns ein Europa der Verbundenheit leben, ein Europa frei von Grenzen und Vorurteilen.

Bericht: Mara Stirner

mercoledì 20 aprile 2016

Auf zum Marsch für Bewegungsfreiheit! So, 24. April - 12h - Brennerpass


Testo in Italiano sotto | Facebook

Mit dem im März unterzeichneten Abkommen zwischen der EU und der Türkei hat ein neues Kapitel in der dramatischen Migrations- und Flüchtlingspolitik begonnen. Die Festung Europa hat die Balkan-Route geschlossen und somit die schmutzige Arbeit der illegitimen Abschiebungen an Erdogan und der Türkei abgegeben, an ein Land das offiziell die Menschenrechte verletzt. Die Zwangsabschiebung begann mit Verletzungen und Gewalt. Zugleich hat Österreich im Alleingang beschlossen die Grenzkontrollen am Brenner wieder einzuführen die die Beendigung der Bewegungsfreiheit innerhalb Europas mit sich bringt. Doch es ist klar, dass diejenigen, die vor Hunger und Kriegen fliehen sich nicht von einem Zaun oder vom Tränengas aufhalten lassen, sondern versuchen werden, neue Wege in der Hoffnung auf eine bessere Zukunft zu finden.

martedì 5 aprile 2016

Nur mal so zur Klarstellung: Ich distanziere mich nicht! | Kommentar



Dass aus dem rechten Eck sinnbefreite Sprüche zur gestrigen Demo kommen würden, war klar. Dass Stol und Dolomiten, die nicht mal eine*n Reporter*in vor Ort hatten und nur eine Agenturmeldung abdruckten, ein Bürgerkriegsszenario heraufbeschworen und mit Slogans wie "Gewalt am Brenner" und "Chaos bei Demo" auf Verkaufstour gingen - ok, journalistisch unzumutbar und bedauerlich, aber überrascht jetzt auch nicht sonderlich. Wenn aber Personen, denen Medienkritik und Vernunft keine Fremdwörter zu sein scheinen, in übelster Manier über die Demonstrant*innen herziehen, ohne jedes Gefühl für Angemessenheit und Wahrheit ("HC Straches Adjutanten", "gehirnamputierte Arschlöcher", "Berufschaoten"), dann muss doch noch mal etwas klar gestellt werden.
  1. Wenn man keine Ahnung hat: Leise sein. Guter Tipp für all jene, die nicht dabei waren, aber vorhaben, mit markigen Sprüchen und einseitigen Schuldzuweisungen unterm Arm von seiner Wohnzimmercouch aufzustehen und sich weit aus dem Fenster zu lehnen. Nur so generell.
  2. Wenn man keine Ahnung hat, aber mitreden möchte: Sich informieren. Die Berichterstattung über die Demo war sehr breit, vom Tagesspiegel über Krone bis hin zur Repubblica und BBC. Das ist schon mal gut. Dass sich viele Medien wie angefixte Hühner in den Gewaltaspekt verhackt haben und die Tatsache, dass über 1.000 Menschen gegen Nationalismus, die Missachtung von Menschenrechten und die europäische Desintegration auf den Brenner gekommen sind, vollständig ausgeblendet haben, spricht eher gegen die Medien als gegen die Demonstrierenden. Aber es gab auch ausgewogene und objektive Berichte, z. B. auf Salto, bei Tirol Heute, RAI oder der Repubblica.
  3. Also nochmal: Chaos? In den drei Stunden der Demodauer war es fast die ganze Zeit über wie aus dem Polizeibilderbuch: Alles im Rahmen des Erlaubten. Dann gab es eine kurze Blockadeaktion bei den Geleisen, wodurch der Zugverkehr für 1,5 h unterbrochen wurde. Und dann die eine halbe Minute dauernde Aktion, die dann in allen Zeitungen zu sehen war: Eine Gruppe von Aktivist*innen versuchte, an der Polizeikette vorbei zu kommen - gut dokumentiert auf diesem Video. Die Aktivist*innen wurden weder handgreiflich oder gewalttätig, sie bewegten sich auf die Polizisten zu, diese weichen zwei Meter zurück, bevor sie mit massivem Pfeffersprayeinsatz die Demonstrierenden wieder zurückdrängen. Was (aus der Logik der Polizei) auch durchaus nachvollziehbar ist, es waren nicht viele Polizisten aufgestellt, sie wären sonst einfach abgedrängt worden. Dann fliegen noch ein paar Bengalos. UND. DAS. WARS. Also ehrlich, sowas läuft normalerweise unter "ziviler Ungehorsam" oder "Rangelei". Wer will, "Zusammenstöße mit der Polizei". Aber Chaos? Gewalttätige Ausschreitung? Schlachtfeld? Seriously?
  4. Vor allem diese Doppelmoral. Egal wie man es nennen möchte und ob es sinnvoll war sei auch dahingestellt - aber wer sich über diese Aktion derart aufregen kann, die hunderten Toten im Mittelmeer aber als Kollateralschaden einer durchaus vernünftigen "Migrationspolitik" betrachtet, Militär an innereuropäischen Grenzen akzeptabel und einen erdigen Autokraten, der im Süden seines Landes ganze Städte zerschießen lässt, für einen Verbündeten Europas, der hat jedes Maß für Recht und Unrecht verloren.
  5. In diesem Sinne: Ich distanziere mich nicht. Natürlich kann man sich fragen, ob diese Aktion schlau war oder dem Ziel abträglich, weil sie Angriffsfläche bietet und Bilder, die befremden können. Aber bei solchen "Journalisten" wie denen, die jetzt einen Bürgerkrieg herbeigeschrieben haben, hat man immer schon verloren. Es braucht zivilen Ungehorsam gegen ein Unrecht, das zu Recht gemacht wird, und militanten Widerstand, ehe Nationalismus und Faschismus triumphieren. Und es braucht Menschen, die für ein gemeinsames Europa, für Menschenrechte und Demokratie bereit sind, Grenzen zu überschreiten, wenn Grenzen gebaut werden sollen.

domenica 3 aprile 2016

Gegen die Grenzen - Demo am Brenner

Über 800 Personen haben sich am Sonntag Nachmittag am Brenner eingefunden um gegen die unmenschliche Flüchtlingspolitik Europas und die Errichtung eines Grenzzauns du demonstrieren. Die Teilnehmer kamen aus den Städten im Norditalienischen Raum, aus Trient und Südtirol, Österreich und Deutschland. Wir waren am Brenner uns uns der italienisch-österreichischen Grenze zu widersetzen. Kurzerhand wurden die Gleise von einigen Demonstranten blockiert, diese wurden aber schnell von der österreichischen Polizei vertrieben. Trotzdem kam der Bahnverkehr für längere Zeit zum erliegen. Symbolisch für die beschwerliche Reise vieler Flüchtlinge wurden Zelte auf die Gleise gelegt. 


Während dem Demozug wurden Sprechchöre gegen die Festung Europa, „no Border no Nation“ und „siamo tutti clandestini“ skandiert. Als am Ende die Polizei den Demozug  unter Einsatz von Pfefferspray und Schlagstöcken blockierte, kam es vereinzelt zu Rangeleien und Flaschenwürfen. Mehrere Demonstranten mussten mit Platzwunden behandelt werden. Die übertriebenen Darstellungen in den Medien, die von Straßenschlachten und Chaos schreiben, können wir nicht bestätigen. Auch gab es laut unseren Informationen während des Umzugs keine Verhaftungen. Die Demo fand ihr Ende indem AktivistInnen auf österreichischen Boden in riesigen Lettern die Worte „Refugees Welcome to EU“ malten. 





Das Europa, das wir aufbauen wollen, ist ein Europa der Menschlichkeit und der Solidarität. Gegen Mauern und Barrieren und dem Erstarken der nationalistischen und rassistischen Ideen. Jetzt und immer! No Border – No Nation! 




martedì 29 marzo 2016

Aufstehn gegen die Grenzen der Festung Europa - am Sonntag, 3. April, alle auf den Brenner!

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Maßnahmen zur Abschottung und weitreichenden Einschränkung der Bewegungsfreiheit, die die Staaten der EU derzeit umsetzen, sind emblematisch für die Richtung insgesamt, welche die europäische Politik auf dem Gebiet der Bürger- und Grundrechte eingeschlagen hat. Die Absperrungen, der Stacheldrahtzaun und die Militarisierung der Grenzen sind in diesem Augenblick die sichtbarsten Zeichen der allgemeinen Verweigerung des Asylrechts und der Aufnahme neuer Geflüchteter. Jeder neue Abschnitt dieser Grenzzonen bedeutet die Verletzung und Verweigerung von Grundrechten ebenso wie Anwendung illegaler Methoden und Handlungen.

Die Debatte, die sich von Schweden bis Griechenland, von Ungarn bis Großbritannien, um diese Themen entwickelt hat, schafft das politische und kulturelle Fundament für eine Revision des Schengen-Vertrages in Bezug auf den freien Personenverkehr, ebenso wie für die Legitimierung eines neuen Grenzregimes. Dies reinstalliert nicht nur neue Grenzpolizeikontrollen, sondern einen Mechanismus, der zwischen jenen unterscheidet, die das Recht auf die minimalen Bürgerrechte haben, und jenen, die nur in außergewöhnlichen Momenten einreisen dürfen – was nicht mehr auf Basis eines gemeinsamen Rechtes entschieden wird, sondern „von oben“ und durch Kriterien ethnischer Herkunft. In anderen Worten: Wer heute, von Idomeni, von Calais, von Ceuta und Melilla, von Lampedusa oder den Inseln des Ägäischen Meeres, von den türkischen bis zu den libyschen Küsten, ein würdevolles Leben einfordert, steht immer ausgeklügelteren und gewaltsameren Hindernissen materieller und immaterieller Natur gegenüber.

Österreich und Mazedonien sind heute unter jenen Ländern, die einem Modell Tür und Tor öffnen, das – im Rahmen des globalisierten Kapital- und Güterverkehrs – für neue Formen nationaler Souveränität steht, basierend auf der gewaltsamen Durchsetzung und Militarisierung der Grenzen. Die Migrant*innen, die um Asyl ansuchen oder durchreisen wollen, werden dabei zum Feind stilisiert, vor dem es sich zu schützen gilt. Der Dominoeffekt dieser Strategie ist jetzt schon sichtbar, an der griechisch-mazedonischen Grenze, wo Tausende, die alles verloren haben, eingekesselt sind, ohne Möglichkeit, in die anderen europäischen Länder weiterzukommen.

Im Angesicht dieses Szenarios eröffnet sich ein neues Feld der Auseinandersetzung, zu der die sozialen Bewegungen nicht untätig bleiben können, nein, bei der sie vielmehr den Druck, den die Migrant*innen an den Grenzen der Balkanroute ausüben, und die Solidarität, die sie sich geben, in Prozesse der radikalen Transformation übersetzen müssen, um eine neue europäische Bürgerschaft zu erkämpfen. Nur so können wir von unten die Ideologie des „Krieges unter den Armen“ unterlaufen, die immer funktionaler wird für die Interessen des Sparregimes, und eine öffentliche Debatte anstoßen, die das Ziel hat, neue Modelle inklusiver Sozialstaatlichkeit und einer Ausweitung der Rechte von allen anzuregen.

Deshalb sind wir am 3. April am Brenner, um uns der italienisch-österreichischen Grenze zu widersetzen und die Realisierung jener Mittel zu verhindern, welche den freien Personenverkehr einschränken sollen. Wir sind viele, wir machen dies in einer popularen Kundgebung, die beim Bahnhof Brenner beginnt und Österreich erreichen wird, ohne nach einer Genehmigung zu fragen, ohne individuelle oder kollektive Kontrolle, da es die Grenze selbst ist, die keine Legitimität hat. Das Europa, das wir aufbauen wollen, sieht keine Mauern und Barrieren vor, nur unser lebendiger Widerstand kann die traurige Passion des rassistischen Hasses und der nationalen Egoismen zerstören.

Wir laden alle Zusammenhänge und Einzelpersonen, die interessiert sind, diesen Tag zusammen mit uns zu gestalten, ein, uns für eine organisatorische Web-Konferenz zu kontaktieren.

In der Krise handeln – Freiheiten vereinigen.

Info und Mitmachen: 3aprilenoborder@gmail.com

Treffpunkt: 13:30 Uhr, Bahnhof Brenner

mercoledì 10 febbraio 2016

In solidarietà con gli operai della Solland Silicon

Volantinaggio itinerante in solidarietà con gli operai della Solland Silicon sabato pomeriggio in centro a Merano. Portare le istanze dei lavoratori dello stabilimento di Sinigo, da mesi senza stipendio, nel cuore del centro vetrina è un modo per ricordare che il destino della Solland riguarda tutta la cittadinanza. Non possiamo permettere ad un pescecane come Pugliese di devastare il tessuto sociale ed economico della nostra città! A tal proposito ci sorgono spontanee alcune questioni che sono rimaste troppo a lungo sotto al tappeto. Come è possibile che un soggetto come Pugliese, già noto per una serie infinita di fallimenti pilotati, sia riuscito a mettere le mani sull'ex reparto policristallo? Qual è in questa faccenda il ruolo della Provincia e del Ministero?



domenica 31 gennaio 2016

BOLZANO: ALCUNE RIFLESSIONI DOPO IL CORTEO ANTIFASCISTA - COMMENTO

Il successo del corteo antifascista di sabato 23 gennaio è andato oltre ogni aspettativa. Ricordando i cortei degli anni passati sarei stato contento se al corteo fossimo stati 300 persone, un numero che a Bolzano è comunque quasi impossibile da raggiungere. Invece in piazza sono scese almeno 700-800 persone, in certi momenti il numero era stimabile in circa 1000 persone. Il colpo d'occhio in piazza Domenicani era davvero impressionante.


La partecipazione fa intendere alcune cose: il problema della violenza fascista in città è sentito, più di quello che si poteva immaginare.  Molte persone aspettavano solo l'occasione per dimostrare in strada il proprio disprezzo e disgusto verso vecchi e nuovi fascismi. Tantissimi giovani e giovanissimi, in stragrande maggioranza bolzanini, ma con l'importantissima partecipazione di compagni provenienti dai dintorni del capoluogo, oltre che da Merano, Bressanone, Trento e Innsbruck.
Numeri che a Bolzano non si vedevano da anni.
L'ultimo corteo che vide una partecipazione paragonabile, in termini  numerici, è il corteo No Tav partito da piazza Mazzini il 12 marzo 2007. 


Dopo mesi in cui i giornalai locali hanno martellato con la cosiddetta “emergenza degrado” a Bolzano, nei cui articoli i bivacchi e giacigli di qualche senza tetto venivano descritti come un intollerabile attacco all'immagine e alla sicurezza dei cittadini, oppure la questione dei Piani di Bolzano, strumentalizzata da leghisti e razzisti e che ha visto via Macello presidiata per 14 notti consecutive dai fascisti di CasaPound per garantire la “sicurezza” dei cittadini. Dopo le spudorate menzogne del ciarlatano leghista Carlo Vettori, che insieme ad altre camicie verdi denunciava lo “spaccio” che si svolgeva all'interno dell'hotel Alpi, dopo questa valangata di letame che Bolzano ha subito in questi ultimi tempi, finalmente è  arrivata una risposta chiara e decisa da parte di centinaia di abitanti della città.

Questo commento è necessario perchè dopo la lettura degli articoli dell'Alto Adige e la visione di alcuni servizi delle Tv locali è quanto mai urgente dotarci di propri canali di comunicazione che cerchino di esprimere una propria autonomia e che per quanto possibile, evitino la mediazione di certi personaggi che giocano a fare i reporter. I livelli che sta raggiungendo l'Alto Adige sono veramente preoccupanti.

Le dinamiche delle manifestazioni sono affascinanti; quando siamo partiti dalla stazione dei treni eravamo tanti, circa 350 persone, ma nel giro di poche centinaia di metri il corteo si è più che raddoppiato; tantissime le persone che si sono unite al corteo strada facendo, attirati dalla carica e dalla rabbia che un corteo da tanto tempo non esprimeva, almeno a Bolzano. Si è parlato di guerra, di immigrazione, di sfruttamento del lavoro. Si è parlato della necessità di contrastare ogni tipo di deriva fascista e razzista.
Alcuni discorsi sono stati fatti contro la politica razzista della Lega Nord, responsabile di avere votato e finanziato a suon di centinaia di milioni di euro le guerre in Afghanistan, Iraq e Libia. Voti che hanno portato al disastro un intera area geografica e culturale, guerre che hanno destabilizzato un'area geografica da cui ora milioni di persone sono costrette a fuggire dalle proprie case, dai propri affetti. La cosa più insopportabile dei leghisti e della loro miseria umana e culturale è che hanno pure la faccia tosta di fare propaganda politica su quei stessi rifugiati che proprio loro hanno contribuito a creare in maniera decisiva.